La pistola o il fucile di Chekhov

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Lettera di Chekhov all’amico Lazarev del 1 novembre 1889

Quando si parla di “Chekhov’s gun” in italiano si parla di fucile o di pistola di Chekhov, ma è un fucile oppure una pistola? La domanda sorge spontanea perché ci sono diverse citazioni, alcune dicono una cosa, altre dicono l’altra.

Se nel primo atto in scena c’è appeso un fucile, nell’ultimo occorre spararlo (Yesli v pervom akte na stsene visit ruzh’yo, v poslednem ono dolzhno vystrelit’ – Если в первом акте на сцене висит ружьё, в последнем оно должно выстрелить).

Questa frase si trova pubblicata in internet con alcune varianti ma il senso è questo e l’arma è sempre un fucile (ruzh’yo, ружьё); oltretutto, per logica, la pistola di norma starebbe in un cassetto e non appesa.

Se avete fatto caso i russi nemmeno si pongono questo problema, tant’è che la voce di WikiPedia “Chekhov’s gun” nemmeno esiste in cirillico. La frase è citata nella voce sceneggiatura. Su questi argomenti sarebbe curioso chiedere agli americani perché scrivono “Tchaikovsky” sbagliando la traslitterazione e mettendo una “T” davanti, e non fanno poi lo stesso con il cognome Chekhov.. Suggerisco sempre di lasciar perdere qualsiasi cosa scritta in inglese su argomenti riguardanti la lingua russa.

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Originale integrale con note della lettera di Chekhov a Lazarev datata 1 novembre 1889

Nella lettera originale di Chekhov, del 1 novembre 1889, la frase varia un po’ ma comunque parla di fucile; è alla fine della quarta riga inizio quinta, dove scrive:

Non si può mettere un fucile carico sulla scena se nessuno fa riferimento ad un colpo sparato dallo stesso. Mai promettere (Nel’zya stavit’ na stsene zaryazhennoye ruzh’ye, yesli nikto ne imeyet v vidu vystrelit’ iz nego. Nel’zya obeshchat’. Нельзя ставить на сцене заряженное ружье, если никто не имеет в виду выстрелить из него. Нельзя обещать).

Idem nelle note a piè pagina (capoverso col numero 2), la frase è ripresa pari-pari da una precedente intervista a Yalta, dell’estate del 1889. Ma attenzione, non ci si deve fare trarre in inganno quando, poco dopo, appare il nome pistola; quello è di un commentatore del luglio 1904 e non di Chekhov.

Nella frase detta e, poco dopo, scritta da Chekhov egli parla di un “fucile carico” (zaryazhennoe ruzh’e, заряженное ружье). Nella lingua russa il fucile è ружье mentre l’arma è chiamata oruzhie (оружие). Traducendo in inglese od altre lingue, da fucile ad arma si poteva anche sbagliare, ma non saprei come, in tempi successivi, sia venuta fuori la fantomatica pistola di Chehov.

Pertanto le fonti cronologiche sul fucile di Chekhov sono queste:

Chehov dice per la prima volta del fucile in scena in un’intervista a Yalta nell’estate del 1889; poi ripete quella stessa citazione (sempre un fucile) nella lettera – datata 1 novembre 1889 – ed indirizzata a Lazarev.

E’ solamente in tempi successivi, 11 luglio 1904, che Gurlyand – scrivendo per la rivista settimanale “Teatr i iskusstvo” – cita due volte la frase di Chekhov menzionando il fucile, ma poi nel suo commento se ne esce fuori con una pistola.

C’è che afferma che Chekhov avrebbe comunque approvato anche una pistola. A mio avviso non potrebbe essere e non solo perché non lo ha né detto né scritto, ma perché quella della pistola appesa in scena, se ci pensi un attimo, è una situazione irreale e sciocca; le pistole non stanno appese, semmai in un cassetto. Quindi soltanto uno sbadato, e molto giovane, giornalista d’arte e teatro, tal Gurlyand, poteva scrivere pistola al posto di fucile; e lo fa non nella citazione riferita a Chekhov, bensì nel suo personale commento.

Zhenya

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